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mercoledì 25 dicembre 2013
sabato 7 dicembre 2013
Babyphone
I babyphone comprendono un’unità bambino e una o più unità genitori. L’unità bambino, collocata vicino a quest’ultimo, è un trasmettitore (emette radiazioni), mentre le unità genitori sono in genere ricevitori. Esistono comunque apparecchi nei quali entrambe le unità sono ricetrasmittenti. La maggior parte dei babyphone non trasmette in permanenza, ma soltanto quando il rumore nella stanza del bambino raggiunge un determinato livello, regolabile direttamente sull’apparecchio (p. es. «controllo automatico della voce», «dispositivo VOX»).
Alcuni apparecchi controllano costantemente se il ricevitore si trova ancora entro la portata del trasmettitore. A tale scopo, l'unità bambino invia un breve segnale di prova a intervalli di pochi secondi ed emana quindi delle radiazioni.
In commercio esistono i più svariati tipi di babyphone, la cui portata di trasmissione e intensità d’irradiazione varia notevolmente da un modello all’altro. L’UFSP ha fatto analizzare le radiazioni di due babyphone dalla diversa potenza di emissione. Dallo studio è emerso che la radiazione diminuisce molto velocemente coll'aumentare della distanza dall'apparecchio e si situa sempre al di sotto del valore limite raccomandato. A 20 cm di distanza, le radiazioni emesse dall’apparecchio più debole sono inferiori di 28 volte al valore limite raccomandato, quelle generate dall’apparecchio più potente di 3 volte. A un metro di distanza le radiazioni sono rispettivamente di 93 e di 9 volte inferiori al valore limite. Addirittura se sfiorano inavvertitamente il bambino mentre sono attivati, gli apparecchi testati presentano valori più bassi del limite raccomandato. A loro volta, l'intensità delle radiazioni prodotte dal segnale di test per il controllo della portata è ancora nettamente più bassa.
In base alle conoscenze disponibili, non risulta che queste radiazioni costituiscano un rischio per la salute. È comunque opportuno contenere il più possibile il carico di radiazioni del bambino adottando alcuni accorgimenti:
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1. Dati tecnici
I babyphone funzionano su frequenze molto diverse, con potenza d’emissione e portata altrettanto variabili (Tabella 1). Sulla maggior parte di queste frequenze non sono autorizzati apparecchi che trasmettono in permanenza (onda continua), ma solo quelli che trasmettono a partire da un determinato livello di rumore. La maggior parte dei babyphone è unidirezionale, ciò significa che l'unità bambino può solo trasmettere e l'unità genitori solo ricevere. Se l’apparecchio è munito del dispositivo di controllo della portata, l’unità bambino trasmette a intervalli di pochi secondi un segnale che consente all’unità genitori di verificare se si trova ancora nella portata del trasmettitore. In alcuni modelli, questa funzione può anche essere disinserita. Con i modelli bidirezionali, nei quali entrambe le unità possono ricevere e trasmettere, il controllo della portata può essere svolto dall'unità genitori, per esempio premendo un pulsante.
Esistono anche apparecchi che consentono la videosorveglianza del bambino. Questi necessitano di un’onda continua (p. es. a 2400 MHz) ed emettono radiazioni in permanenza.
I valori limite dei campi elettrici raccomandati dalla ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection) variano in base alla frequenza della radiazione [1].
Frequenza (MHz)
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Lunghezza d’onda (m)
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Potenza d’emissione massima (mW)
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Portata massima (m)
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Designazione UFCOM
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Valore limite ICNIRP (V/m)
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27
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11
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100
|
400
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Applicazioni audio senza filo
Baby monitoring
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28
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40,7
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6,5
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10
|
150
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Applicaz. non specifiche a corta portata
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28
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446
|
0,7
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500
|
5000
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Impianti di radiocomunicazione
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29
|
865
|
0,35
|
10
|
400
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Applicazioni audio senza filo
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40
|
1800
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0,17
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20
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Applicazioni audio senza filo
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58
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1900
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0,16
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250
|
300
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DECT
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60
|
2400
|
0,125
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10
|
300
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Applicaz. non specifiche a corta portata
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61
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Tabella 1: Babyphone a diverse frequenze
Campi a bassa frequenza
I babyphone funzionano a batteria o direttamente attraverso la rete elettrica con l’ausilio di un alimentatore di rete a spina (adattatore). L’alimentatore rimane in funzione anche se il babyphone è totalmente spento. Contiene spesso un trasformatore a buon mercato e a basso rendimento che nelle immediate vicinanze genera importanti campi magnetici di 50 Hz (campi dispersi). A una distanza di 50 cm questi campi dispersi si riducono notevolmente.
2. Misurazioni delle esposizioni
Un’esposizione viene descritta al meglio attraverso il tasso d’assorbimento specifico TAS. Il valore TAS (in W/kg) indica la potenza della radiazione (W) assorbita dal corpo umano (kg). Negli apparecchi utilizzati almeno ad una lunghezza d’onda di distanza dal corpo è possibile misurare anche il campo elettrico, che consente poi di calcolare il valore TAS.
In uno studio che ha condotto su mandato dell’UFSP, la IT`IS Foundation ha misurato il campo elettrico di due diversi babyphone e ne ha calcolato il valore TAS [2], fermo restando che questi dispositivi non devono essere utilizzati vicino al corpo. Durante le misurazioni, gli apparecchi sono stati tenuti in esercizio permanente con un suono costante, per generare il livello massimo di radiazione.
In uno studio che ha condotto su mandato dell’UFSP, la IT`IS Foundation ha misurato il campo elettrico di due diversi babyphone e ne ha calcolato il valore TAS [2], fermo restando che questi dispositivi non devono essere utilizzati vicino al corpo. Durante le misurazioni, gli apparecchi sono stati tenuti in esercizio permanente con un suono costante, per generare il livello massimo di radiazione.
Valori TAS
I valori TAS rilevati nei due babyphone (Tabella 2), risultano nettamente inferiori ai limiti di 2 W/kg [1] raccomandati dalla ICNIRP.
Apparecchio
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Frequenza (MHz)
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Potenza d’emissione (mW)
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Valore TAS (W/kg)
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Babyphone 1
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863
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10
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0,01
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Babyphone 2
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446
|
500
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0,08
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Tabella 2: Valori TAS di due babyphone molto diversi.
Campo elettrico
Nella Figura 1 è illustrato il campo elettrico in prossimità di un babyphone in esercizio permanente. Si nota che i valori variano notevolmente a seconda della distanza. Le intensità di campo misurate risultano sempre inferiori al valore limite dipendente dalla frequenza di 40V/m (babyphone 1) e di 29 V/m (babyphone 2) raccomandato dalla ICNIRP [1]. Alla distanza consigliata di un metro i campi risultano di 0,43 V/m (babyphone 1) e di 3,2 V/m (babyphone 2).
Figura 1: Campo elettrico (CE) di due diversi babyphone [2].
3. Conseguenze per la salute
Per valutare gli effetti sulla salute indotti a breve termine dai campi elettromagnetici ci si può avvalere dei valori raccomandati dalla ICNIRP [1]. Le radiazioni emesse dai babyphone sono nettamente inferiori a questi valori, per cui non dovrebbero provocare danni a breve termine per la salute.
Non si conoscono invece le possibili conseguenze a lungo termine delle basse radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza presenti anche in vicinanza di babyphone. Nel dubbio, è sempre opportuno ridurre le radiazioni a titolo preventivo, attenendosi alla distanza raccomandata tra l’apparecchio e il bambino oppure attivando il controllo automatico della voce (VOX).
4. Disciplinamento giuridico
La potenza d’uscita dei babyphone è disciplinata nelle Prescrizioni tecniche delle interfacce dell’Ufficio federale delle comunicazioni.
domenica 24 novembre 2013
WLAN
Le reti locali senza fili (wireless local area network, WLAN) permettono di collegare computer e laptop tra di loro, con apparecchi periferici (stampanti, scanner, ecc.) o con un access point per navigare in Internet. I cellulari e i telefoni wireless compatibili WLAN sono sempre più utilizzati per la telefonia via Internet.
I dati scambiati tra gli apparecchi sono trasmessi via radio mediante radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza invece che via cavo. Gli apparecchi allacciati possono sia trasmettere che ricevere.
L’intensità d’irradiazione degli apparecchi dipende dalla potenza di trasmissione e dal flusso di dati. Le radiazioni raggiungono il livello più elevato in caso di flusso di dati massimo e diminuiscono rapidamente con la distanza dal trasmettitore. Anche in caso di potenza di trasmissione e flusso di dati massimi le radiazioni a una distanza di 20 cm sono 10 volte più deboli del valore limite e a una distanza di 1 m sono 40 volte più deboli.
Al momento non si sa se i campi elettromagnetici delle reti WLAN rappresentano un rischio per la salute. In generale le radiazioni degli apparecchi WLAN sono basse ed è opportuno prestare prudenza soprattutto in caso di utilizzazione vicino al corpo di apparecchi come laptop, agende elettroniche o telefoni Internet.
Alle persone che, a titolo di precauzione personale, vogliono mantenere bassi i campi magnetici nella loro abitazione o sul posto di lavoro si raccomanda quanto segue:
- Attivare la rete WLAN solo quando la si usa. Specialmente nell’uso del laptop si consiglia di interrompere la connessione WLAN per evitare che la continua ricerca di una rete generi inutili radiazioni e scarichi le batterie.
- Tenere il laptop lontano dal corpo durante la connessione WLAN.
- Collocare l’access point possibilmente a un metro di distanza dai luoghi di lavoro, soggiorno o riposo occupati a lungo.
- Installare l’access point in posizione centrale, affinché tutti gli apparecchi da alimentare abbiano una buona ricezione.
- Preferire allo standard b lo standard g WLAN, che grazie alla trasmissione più efficiente presenta un carico di radiazioni ridotto.
- Se è possibile regolare la potenza di trasmissione, adeguare la potenza di trasmissione dell’access point all’area da coprire.
- I trasmettitori WLAN possono essere messi in funzione unicamente con le antenne previste dal fabbricante a tale scopo. Utilizzando un’antenna con un guadagno d’antenna maggiore, può essere superata la potenza massima di trasmissione consentita.
- Ai cellulari compatibili WLAN utilizzati per la telefonia via Internet si applicano le misure dell’UFSP per ridurre il carico di radiazioni durante l’uso dei cellulari.
1.Struttura e applicazioni
Le reti locali senza fili (wireless local area network, WLAN) permettono di collegare computer e laptop tra di loro, con apparecchi periferici (stampanti, scanner, ecc.) o con un access point per navigare in Internet. I cellulari e i telefoni wireless compatibili WLAN sono sempre più utilizzati per la telefonia via Internet.
I dati scambiati tra gli apparecchi sono trasmessi via radio mediante radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza invece che via cavo. Gli apparecchi allacciati possono sia trasmettere che ricevere.
L’intensità d’irradiazione degli apparecchi dipende dalla potenza di trasmissione e dal flusso di dati. Le radiazioni raggiungono il livello più elevato in caso di flusso di dati massimo e diminuiscono rapidamente con la distanza dal trasmettitore. Anche in caso di potenza di trasmissione e flusso di dati massimi le radiazioni a una distanza di 20 cm sono 10 volte più deboli del valore limite e a una distanza di 1 m sono 40 volte più deboli.
Al momento non si sa se i campi elettromagnetici delle reti WLAN rappresentano un rischio per la salute. In generale le radiazioni degli apparecchi WLAN sono basse ed è opportuno prestare prudenza soprattutto in caso di utilizzazione vicino al corpo di apparecchi come laptop, agende elettroniche o telefoni Internet.
Alle persone che, a titolo di precauzione personale, vogliono mantenere bassi i campi magnetici nella loro abitazione o sul posto di lavoro si raccomanda quanto segue:
Alle persone che, a titolo di precauzione personale, vogliono mantenere bassi i campi magnetici nella loro abitazione o sul posto di lavoro si raccomanda quanto segue:
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1.Struttura e applicazioni
Illustrazione 1: Vari apparecchi sono collegati tra di loro attraverso l’access point e con Internet attraverso il modem.
Le reti WLAN collegano soprattutto PC e laptop tra di loro, con apparecchi periferici (stampanti, scanner, ecc.) e con l’access point. L’access point gestisce il flusso di dati tra gli apparecchi e assicura l’accesso a Internet. Gli apparecchi utenti devono essere muniti di dispositivi WLAN: i computer e i laptop moderni contengono un chip WLAN integrato, gli apparecchi più vecchi possono essere completati con una scheda WLAN. Nelle reti senza fili possono essere integrati anche agende elettroniche (PDA, personal digital assistant) o computer tascabili dotati di dispositivi WLAN.
I cellulari e i telefoni wireless compatibili WLAN sono utilizzati per la telefonia via Internet con VoIP (Voice over IP) e possono accedere a Internet attraverso l’access point. I modelli ibridi possono utilizzare più tecnologie radio parallelamente, ad esempio la telefonia DECT, VoIP e mobile.
2. Dati tecnici
Per le reti WLAN, l’istituto internazionale IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers) ha pubblicato vari standard della famiglia 802.11, le cui caratteristiche d’irradiazione figurano nella tabella 1.
Standard IEEE
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802.11a
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802.11b
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802.11g
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802.11h
|
Potenza di trasmissione max. (mW)
|
200
|
100
|
100
|
200/1000
|
Potenza di trasmissione media beacon (mW)
|
1
|
0,5
|
0,5
|
0.5
|
Potenza di trasmissione media max. (mW)
|
< 200
|
< 100
|
< 100
|
< 200
|
Frequenza (MHz)
|
5150 – 5250
|
2400 – 2483,5
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2400 – 2483,5
|
5150 – 5350
5470 – 5725
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Portata (m)
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50
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fino a 200
|
50
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50
|
Regolazione della potenza
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no
|
no
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sì, statica
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sì, dinamica
|
Velocità lorda max. (MBit/s)
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54
|
11
|
54
|
54
|
Diffusione
|
scarsa
|
superata
|
massima
|
scarsa
|
Tabella 1: Caratteristiche dei vari standard WLAN dell’IEEE
Oggi lo standard più diffuso è lo standard 802.11g. In Europa le gamme di frequenza degli standard a e h sono utilizzate anche per altri servizi. L’uso di apparecchi dello standard a è quindi consentito solo con una potenza ridotta e all’interno degli edifici. Lo standard h è stato adattato per l’Europa in modo tale da poter liberare immediatamente la frequenza quando è richiesta da un’altra applicazione.
Velocità
I più recenti standard 802.11 a, g e h vantano velocità elevate. Se più apparecchi vogliono utilizzare un collegamento con l’access point simultaneamente (ad esempio più computer in un’aula scolastica), la capacità di trasmissione del collegamento è suddivisa e la velocità per i singoli apparecchi utenti diminuisce di conseguenza.
Regolazione della potenza di trasmissione
Nello standard h, la potenza di trasmissione è regolata automaticamente a seconda della qualità di ricezione. Negli access point degli standard g e h, inoltre, la potenza di trasmissione può essere regolata con il software a seconda dell’area da coprire.
Radiazioni
La potenza irradiata effettivamente dipende soprattutto dal flusso di dati. Anche in assenza di flusso di dati, l’access point trasmette un segnale (beacon) ad esempio per 0,5 ms ogni 100 ms, in modo che gli altri apparecchi possano sincronizzarsi con lui. Se da un access point di 100 mW è trasmesso solo il beacon, la potenza irradiata media è di 0,5 mW. Se invece sono trasmessi molti dati, la potenza irradiata media può raggiungere fino a 70 mW.
Siccome un apparecchio può trasmettere non appena cessa qualsiasi altro flusso di dati, il diagramma d’irradiazione è molto irregolare. Il beacon dell’access point genera una radiazione pulsata relativamente uniforme con una frequenza di ripetizione ad esempio di 10 Hz.
Dipendenza dalla distanza
Le radiazioni emesse da un’antenna diminuiscono fortemente con la distanza. Esse possono inoltre essere indebolite o riflesse da ostacoli come le pareti. Di conseguenza, in caso di lunghe distanze tra l’access point e gli apparecchi collegati o di ostacoli la velocità può diminuire.
Per gli apparecchi con lo standard h, la portata negli spazi aperti è più elevata per via della maggior potenza di trasmissione. Data la frequenza superiore, le radiazioni sono tuttavia attenuate maggiormente dalle pareti, il che riduce la portata all’interno degli edifici.
Le reti WLAN presentano una sensibilità molto elevata: in altre parole, gli apparecchi possono connettersi tra loro anche in caso di radiazioni molto basse.
3. Misurazioni dell’esposizione
La grandezza ideale per descrivere l’esposizione è il valore SAR (SAR: Specific Absorption Rate). Il valore SAR (in W/kg) indica la quantità di potenza irradiata (W) assorbita dal corpo umano (kg). Per gli apparecchi utilizzati lontano dal corpo è anche possibile misurare il campo elettrico, in base al quale può essere calcolato il valore SAR.
In uno studio realizzato su mandato dell’UFSP sono stati misurati il campo elettrico e il valore SAR di diversi access point, schede per PC e un PDA [1]. Siccome il carico di radiazioni nelle reti WLAN dipende dalla potenza di trasmissione dell’apparecchio e dalla velocità di trasmissione, tutte le misurazioni sono state effettuate a potenza di trasmissione e velocità massima. I vari standard utilizzano tipi di modulazione diversi, che determinano carichi di radiazioni differenti. Benché lo standard g presenti una velocità superiore allo standard b, il suo carico di radiazioni è tendenzialmente inferiore.
Valore SAR
Valori SAR massimi
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Standard
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Apparecchio
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Velocità (Mb/s)
|
SAR (W/kg)
|
802.11a
|
Access point
|
30
|
0,54
|
Scheda PC
|
13,3
|
0,07
| |
802.11b
|
Access point
|
6
|
0,73
|
Scheda PC
|
6,3
|
0,43
| |
PDA
|
3,8
|
0,067
| |
802.11g
|
Access point
|
26
|
0,27
|
Scheda PC
|
21,5
|
0,11
| |
Tabella 2: Per ogni standard sono indicati il valore SAR massimo misurato e la velocità utilizzata. I valori SAR sono stati misurati su un fantoccio [1].
Il valore limite raccomandato dall’ICNIRP (Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti) è di 2 W/kg [2]. I valori SAR degli apparecchi misurati sono tutti al di sotto di questo valore limite.
Campo elettrico
Illustrazione 2: Campo elettrico in funzione della distanza di due access point WLAN (AP), due schede PC e un PDA. L’access point 2 supporta i tre standard 802.11 a, b e g., la scheda PC supporta 802.11 b e g.
Man mano che ci si allontana dal trasmettitore, i campi elettrici diminuiscono fortemente. I valori sono sempre al di sotto del valore limite di 61 V/m raccomandato dall’ICNIRP. A una distanza di 20 cm nessuno degli apparecchi supera il 10% del valore limite raccomandato, a 1 m non raggiungono neanche il 2,5%.
Hotspot WLAN
Uno spazio provvisto di un accesso a Internet WLAN è detto hotspot. Gli hotspot possono essere pubblici (stazioni, aeroporti, ecc.) o a disposizione di una cerchia ristretta di utenti (alberghi). Normalmente, per la copertura negli edifici gli access point sono montati sul soffitto o alle pareti – raramente anche in pavimenti cavi – mentre per la copertura esterna sono collocati su una facciata esterna o sul tetto. In un hotspot possono essere installati più access point.
Anche i valori limite d’immissione degli hotspot sono nettamente al di sotto del valore limite di 61 V/m raccomandato dall’ICNIRP.
4. Conseguenze per la salute
In base allo stato attuale delle conoscenze e alle misurazioni dell’esposizione disponibili, le radiazioni ad alta frequenza generate dalle reti senza fili risultano troppo deboli per scatenare – per assorbimento – effetti acuti sulla salute dimostrabili con un aumento della temperatura. Gli effetti a lungo termine e quelli atermici non sono ancora stati studiati sufficientemente. Per il momento, dagli studi disponibili sulle ripercussioni dei CEM ad alta frequenza a basso dosaggio, al di sotto dei valori limite in vigore, non emergono rischi sanitari attribuibili alle reti senza fili.
In caso di utilizzazione vicino al corpo, singoli apparecchi WLAN come laptop, cellulari e PDA compatibili WLAN possono provocare esposizioni prolungate alle radiazioni. Al momento sussistono incertezze sulle conseguenze per la salute di tali esposizioni e sono in corso ampi studi internazionali in relazione alle radiazioni dei cellulari. Opportune misure precauzionali, descritte nell’introduzione, permettono di minimizzare questo carico di radiazioni.
5. Regolamentazione giuridica
Le reti WLAN sono soggette all’ordinanza sugli impianti di telecomunicazione (OIT) [3], in cui sono descritti i requisiti fondamentali per la protezione della salute e la sicurezza degli utenti e delle altre persone. I valori limite alla base delle norme applicabili, pubblicate ad esempio dal Comitato europeo di normalizzazione elettrotecnica CENELEC, corrispondono ai valori limite raccomandati dall’ICNIRP.
Disposizioni giuridiche relative agli hotspot
Gli access point degli hotspot pubblici sono impianti di trasmissione stazionari e rientrano nel campo d’applicazione dell’ordinanza sulla protezione dalle radiazioni non ionizzanti (ORNI) [4].
Poiché la potenza di trasmissione massima consentita per gli access point WLAN è inferiore ai 6 Watt ERP, essi non sono sottoposti a una limitazione preventiva delle emissioni: in altre parole, non devono attenersi a nessun valore limite dell’impianto più severo. Se l’intero corpo umano è esposto alle radiazioni uniformemente, negli hotspot devono però essere rispettati i valori limite d’immissione meno severi dell’ORNI.
Per gli hotspot in cui vi sono persone così vicine alle antenne che il corpo non è più irradiato uniformemente o solo parti del corpo sono esposte non è più applicabile il valore limite d’immissione dell’ORNI. In questo caso, per il tasso d’assorbimento specifico si applicano i requisiti dell’ordinanza sugli impianti di telecomunicazione (OIT) [3], rispettivamente il valore limite dell’ICNIRP di 2 W/kg [2].
lunedì 7 ottobre 2013
STUOIE MAGNETICHE
Stuoie magnetiche
In medicina, le stuoie magnetiche vengono utilizzate per il trattamento terapeutico di diverse malattie; nel settore privato, fungono altresì come apparecchi per il wellness e il relax, ad esempio per migliorare lo stato di benessere generale o accelerare il recupero fisico dopo un’attività sportiva.
I campi magnetici creati da tali stuoie sono elevati e a volte superano i valori limite raccomandati a livello internazionale. In caso di utilizzo prolungato nel tempo, quindi, l’eventualità che esse comportino rischi per la salute non può essere completamente esclusa. Del resto, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, nemmeno i loro benefici per la salute sono dimostrati.
Per precauzione, le persone che utilizzano le stuoie magnetiche sono invitate a tenere presente i seguenti punti:
I campi magnetici creati da tali stuoie sono elevati e a volte superano i valori limite raccomandati a livello internazionale. In caso di utilizzo prolungato nel tempo, quindi, l’eventualità che esse comportino rischi per la salute non può essere completamente esclusa. Del resto, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, nemmeno i loro benefici per la salute sono dimostrati.
Per precauzione, le persone che utilizzano le stuoie magnetiche sono invitate a tenere presente i seguenti punti:
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1. Scopo delle stuoie magnetiche
Struttura e funzione
Le stuoie magnetiche sono disponibili in diverse misure a dipendenza dell’area da trattare per la quale sono state concepite: tutto il corpo (total-body) o singole parti. A prescindere dalle misure, tutte le stuoie contengono solenoidi attraverso i quali scorrono correnti elettriche pulsate a bassa frequenza. I campi magnetici così generati penetrano nel corpo della persona trattata dove, grazie alla conduttività elettrica di quest’ultimo, generano a loro volta correnti elettriche in grado, con un’intensità sufficiente, di produrre effetti fisiologici.
Forma del segnale, frequenza, intensità del campo magnetico e disposizione dei solenoidi variano a dipendenza del fabbricante. I solenoidi possono essere disposti a spirale (figura 1, stuoie 1 e 3) oppure a coppie di diversa intensità (figura 1, stuoia 2).
Figura 1: Disposizione dei solenoidi in tre diverse stuoie magnetiche.
Scopo
Le stuoie magnetiche sono raccomandate dai fabbricanti per il trattamento di diverse malattie come l’artrosi, i reumatismi, le cefalee, l’asma o l’osteoporosi. Sempre secondo i fabbricanti, esse possono essere utilizzate anche come apparecchi per il wellness e il relax, per migliorare lo stato di benessere generale o accelerare il processo di recupero fisico dopo un’attività sportiva. Le stuoie magnetiche possono essere vendute o date in noleggio sia per l’uso domestico sia per l’utilizzo sotto controllo medico o terapeutico.
Utilizzo
Generalmente, le stuoie magnetiche offrono più programmi di utilizzo, diversi per intensità e durata, e raccomandati per differenti quadri clinici o disturbi.
Le stuoie magnetiche sono concepite per accogliere direttamente la persona oppure per essere collocate nel letto, sotto il materasso, durante l’utilizzo. La durata di un trattamento può variare da 15 minuti a diverse ore.
Le stuoie magnetiche sono raccomandate dai fabbricanti per il trattamento di diverse malattie come l’artrosi, i reumatismi, le cefalee, l’asma o l’osteoporosi. Sempre secondo i fabbricanti, esse possono essere utilizzate anche come apparecchi per il wellness e il relax, per migliorare lo stato di benessere generale o accelerare il processo di recupero fisico dopo un’attività sportiva. Le stuoie magnetiche possono essere vendute o date in noleggio sia per l’uso domestico sia per l’utilizzo sotto controllo medico o terapeutico.
Utilizzo
Generalmente, le stuoie magnetiche offrono più programmi di utilizzo, diversi per intensità e durata, e raccomandati per differenti quadri clinici o disturbi.
Le stuoie magnetiche sono concepite per accogliere direttamente la persona oppure per essere collocate nel letto, sotto il materasso, durante l’utilizzo. La durata di un trattamento può variare da 15 minuti a diverse ore.
2. Benefici generali e rischi delle stuoie magnetiche
Poiché i fabbricanti hanno certificato le stuoie magnetiche disponibili nel 2012 sul mercato come dispositivi medici conformemente all’ordinanza relativa ai dispositivi medici (ODmed, RS 812.213), essi sono tenuti a costruirle nel rispetto delle disposizioni e delle norme vigenti, e a dimostrare i loro benefici medici o la loro efficacia terapeutica. Inoltre, devono progettarle e fabbricarle in modo tale che il loro utilizzo, alle condizioni e per i fini previsti, non comprometta né lo stato clinico e la sicurezza dei pazienti, né la sicurezza e la salute degli utilizzatori o di terzi. La procedura di valutazione della conformità dei dispositivi medici viene eseguita da un organo riconosciuto (Notified Body) che assegna loro il marchio CE e un numero a quattro cifre.I dispositivi medici non devono necessariamente rispettare le normali raccomandazioni internazionali sui valori limite, valide ad esempio per gli elettrodomestici. Nel loro caso, infatti, benefici e rischi vengono reciprocamente ponderati e i valori limite possono essere oltrepassati se il loro utilizzo produce un giovamento appropriato, superiore alle conseguenze di tale superamento.
Poiché gli apparecchi non destinati a scopo medico, ad esempio per uso estetico o per trattamenti di wellness, non rientrano nel campo di applicazione dell’ordinanza relativa ai dispositivi medici, la loro sicurezza è disciplinata da altre disposizioni (ordinanza sui prodotti elettrici a bassa tensione, legge e ordinanza sulla sicurezza dei prodotti).
L’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) ha commissionato diversi studi per valutare sia i benefici (==> capitolo a. Ricerca bibliografica sull’efficacia e i benefici delle stuoie magnetiche) sia i rischi (==> capitolo b. Valutazione dei rischi legati all’utilizzo delle stuoie magnetiche) delle stuoie magnetiche.
a. Ricerca bibliografica sull’efficacia e i benefici delle stuoie magnetiche
Metodo
L’UFSP ha incaricato l’Istituto tropicale e di salute pubblica svizzero (Swiss TPH) di effettuare una ricerca bibliografica sugli effetti terapeutici delle stuoie magnetiche limitata ai cosiddetti studi randomizzati in doppio cieco pubblicati su riviste scientifiche con revisione tra pari (peer review) sino alla fine di marzo 2010. Una parte dei partecipanti a tali studi è stata trattata con stuoie magnetiche attivate (gruppo di intervento e un’altra con stuoie magnetiche disattivate (gruppo placebo). L’assegnazione dei partecipanti a uno o all’altro gruppo è avvenuta causalmente, per cui né i diretti interessati né i responsabili del test erano a conoscenza di chi faceva parte di quale gruppo.
La ricerca bibliografica sistematica condotta dallo Swiss TPH in diverse banche dati scientifiche ha individuato complessivamente 155 pubblicazioni sull’impiego di procedure elettroterapeutiche. Di queste, solo tredici studiano l’utilizzo di stuoie magnetiche e soddisfano i criteri di selezione descritti sopra, mentre la maggior parte delle restanti 142 si focalizza perlopiù o su apparecchi di minori dimensioni per il trattamento con campi magnetici di singole parti del corpo o su altre procedure elettroterapeutiche. Dato che uno degli studi sull’utilizzo di stuoie magnetiche è stato pubblicato due volte, in totale le pubblicazioni valutate risultano essere dodici.
Risultati
I dodici studi citati esaminano l’utilizzo di stuoie magnetiche total-body nei seguenti quadri clinici:
• artrosi del ginocchio (3 studi);
• artrosi del rachide cervicale (1 studio);
• fibromialgia (dolori diffusi alla muscolatura) (1 studio);
• percezione del dolore (2 studi);
• variabilità della frequenza cardiaca nelle persone sane (1 studio);
• cicatrizzazione di ferite e microcircolazione (2 studi);
• stanchezza cronica nei pazienti affetti da sclerosi multipla (2 studi).
I quattro studi sull’artrosi del ginocchio e del rachide cervicale giungono a risultati contradditori dal punto di vista della riduzione del dolore: tre studi rilevano una sua regressione, ma l’unico che ha condotto un controllo di follow-up mostra che, dopo quattro settimane di trattamento, questo effetto è svanito. I risultati divergono anche per quanto riguarda l’auspicato miglioramento della funzione articolare e i singoli effetti riscontrati non sono identici in tutti gli studi.
L’unico studio condotto su pazienti affetti da fibromialgia evidenzia, dopo tre settimane di trattamento, una diminuzione delle limitazioni dovute alla malattia e dell’intensità del dolore, ma anche in questo caso, al controllo successivo eseguito dopo dodici settimane di trattamento, i miglioramenti ancora riscontrati sono minimi.
Entrambi gli studi sulla percezione del dolore non rilevano alcuna differenza tra le persone trattate e quelle non trattate con stuoie magnetiche.
Anche i due studi sulla cicatrizzazione di ferite e sulla microcircolazione – a ciascuno dei quali hanno partecipato solo dodici pazienti – non ravvisano differenze tra le persone che hanno effettivamente utilizzato le stuoie magnetiche e quelle che non sono state esposte ai loro campi magnetici.
I due studi sulla stanchezza nei pazienti affetti da sclerosi multipla forniscono risultati discordanti: mentre uno osserva un miglioramento dopo dodici settimane di trattamento con le stuoie magnetiche, l’altro segnala sì una minore stanchezza delle persone del gruppo di intervento rispetto a quelle del gruppo placebo, ma solo subito dopo ogni utilizzo della stuoia magnetica.
Infine, lo studio sulla variabilità della frequenza cardiaca giunge alla conclusione che, globalmente, l’utilizzo di stuoie magnetiche è del tutto ininfluente.
I risultati dei dodici studi sono riassunti nella tabella 1.
| Quadro clinico | Numero studi | Numero partecipanti | Risultati | |
| Effetti positivi | Nessun effetto | |||
| Artrosi del ginocchio | 3 | 158 | Nessun effetto chiaro e duraturo | |
| Artrosi del rachide cervicale | 1 | 32 | Nessun effetto duraturo | |
| Fibromialgia | 1 | 56 | Riduzione di breve durata della percezione del dolore e delle limitazioni | |
| Percezione del dolore | 2 | 100 | Nessuna differenza tra persone trattate e persone non trattate | |
| Variabilità della frequenza cardiaca | 1 | 27 | Nessun influsso | |
| Cicatrizzazione di ferite e microcircolazione | 2 | 24 | Nessun miglioramento | |
| Stanchezza nei malati di SM | 2 | 37 | Studio 1: minore stanchezza dopo 12 settimane di trattamento | Studio 1: nessun miglioramento né immediatamente né dopo 6 settimane di trattamento |
| 24 | Studio 2: minore stanchezza subito dopo il trattamento | Studio 2: nessun miglioramento duraturo | ||
In sintesi, gli studi valutati non forniscono alcuna prova unitaria e convincente dei benefici e dell’efficacia delle stuoie magnetiche.
Rimborso dei costi da parte delle casse malati
Le casse malati non rimborsano i costi delle stuoie magnetiche. Le basi legali per il rimborso di mezzi e apparecchi quali prestazioni obbligatorie da parte dell’assicurazione sociale malattie sono sancite nella legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal; RS 832.10). L’ordinanza sulle prestazioni (OPre; RS 832.112.31), fondata su tale legge, annovera un elenco dei mezzi e degli apparecchi che possono essere fatturati a carico dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Le stuoie magnetiche non figurano in tale elenco.
Rimborso dei costi da parte delle casse malati
Le casse malati non rimborsano i costi delle stuoie magnetiche. Le basi legali per il rimborso di mezzi e apparecchi quali prestazioni obbligatorie da parte dell’assicurazione sociale malattie sono sancite nella legge federale sull’assicurazione malattie (LAMal; RS 832.10). L’ordinanza sulle prestazioni (OPre; RS 832.112.31), fondata su tale legge, annovera un elenco dei mezzi e degli apparecchi che possono essere fatturati a carico dell’assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. Le stuoie magnetiche non figurano in tale elenco.
b. Valutazione dei rischi legati all’utilizzo delle stuoie magnetiche
Valori limite per i campi magnetici
La International Commission on Non-Ionizing Radiation Protection (ICNIRP) è una commissione scientifica riconosciuta dall’Organizzazione mondiale della salute (OMS) e dall’Unione europea, il cui compito consiste nel valutare gli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici e nell’emanare raccomandazioni sui valori limite. In Europa, le raccomandazioni della ICNIRP sui valori limite sono parte integrante dei requisiti fondamentali relativi alla sicurezza dei prodotti elettrici. Sebbene le stuoie magnetiche, in quanto dispositivi medici, non soggiacciano necessariamente all’obbligo di rispettare i valori limite raccomandati dall’ICNIRP, il loro potenziale di rischio viene valutato proprio sulla scorta di tali valori, tanto più che, secondo la ricerca bibliografica descritta sopra, non ci si può attendere alcun beneficio dal loro utilizzo.
I valori limite citati si basano sugli effetti acuti dimostrati scientificamente che si manifestano nelle persone quando la loro esposizione a campi elettrici e/o magnetici supera un determinato livello. Per i campi a bassa frequenza, i valori limite di esposizione ammessi per la popolazione generale sono 50 volte inferiori a tale livello. Gli effetti acuti dei campi magnetici a bassa frequenza e ad alta intensità possono interessare sia il sistema nervoso centrale sia quello periferico. Il sistema nervoso centrale è costituito da cervello e midollo spinale; quello periferico, da nervi cranici, nervi presenti nelle pareti degli organi interni e tutti i nervi che dal midollo spinale si dirigono verso le varie parti del corpo.
In linea di principio, la ICNIRP distingue due categorie di valori limite: i cosiddetti valori limite di base e i valori di riferimento derivati. I valori limite di base nel settore delle basse frequenze fanno riferimento alle correnti elettriche generate in un corpo dall’esposizione a un campo magnetico (correnti corporee), che causano effetti acuti sulle funzioni del sistema nervoso. Data l’impossibilità di misurare direttamente tali correnti corporee, nella prassi vengono perlopiù utilizzati i valori di riferimento derivati, misurabili in assenza della persona interessata come campo elettrico o magnetico. Se il valore di riferimento di un campo magnetico è rispettato, anche la corrente generata nel corpo della persona esposta a tale campo è quasi sempre inferiore al valore limite di base, mentre se il valore di riferimento viene superato, occorre verificare che il valore limite di base sia rispettato. Ciò è possibile tra l’altro mediante complesse simulazioni al computer.
Le raccomandazioni sui valori limite non tengono conto dei potenziali effetti a lungo termine, in quanto la ICNIRP considera insufficienti le prove concernenti gli effetti nocivi di un’esposizione prolungata a campi elettromagnetici a bassa intensità.
Effetti generali sulla salute legati ai campi magnetici
I campi magnetici a bassa frequenza e ad alta intensità possono provocare stimolazioni nervose e contrazioni muscolari indesiderate con conseguenti disfunzioni come ad esempio i crampi. Se le raccomandazioni della ICNIRP sui valori limite sono rispettate, l’intensità delle correnti corporee generate dai campi magnetici è almeno cinquanta volta inferiore alla soglia di eccitabilità.
Nell’ambiente in cui viviamo, ad esempio nelle vicinanze di linee ad alta tensione o altre linee elettriche, sono presenti campi magnetici a bassa intensità di gran lunga inferiori ai valori limite raccomandati dalla ICNIRP. Ciò nonostante, da alcuni studi epidemiologici (analisi combinate di Ahlbom, 2000 e di Kheifets, 2010) emerge che l’esposizione prolungata a questi campi magnetici a bassa intensità (< 0.4 μT [microtesla]) generati da linee ad alta tensione può accrescere il rischio di insorgenza della leucemia nei bambini.
Altri studi epidemiologici (Huss et al. 2009, Kheifets et al. 2009) indicano che l’esposizione prolungata nel luogo di residenza o di lavoro a campi magnetici attorno a 1 μT può aumentare il rischio di insorgenza del morbo di Alzheimer. Altri studi ancora (Abel et al. 2007, Kleinerman et al. 2005) rilevano l’esistenza di un legame tra l’utilizzo di apparecchi elettrici come termocoperte, asciugacapelli e rasoi, e il rischio di sviluppare determinati tumori.
Misurazione dei campi magnetici generati dalle stuoie magnetiche
Su incarico dell’UFSP, la Zürcher Hochschule für Angewandte Wissenschaften (ZHAW) ha misurato i campi magnetici generati da tre stuoie magnetiche disponibili sul mercato svizzero.
Per ogni stuoia sono stati misurati i campi magnetici generati con l’intensità regolata al massimo, a 1,5, 10 e 30 cm di distanza dalla superficie. A 1,5 cm di distanza, l’intensità media del campo magnetico ponderata in funzione della superficie oscilla a dipendenza della stuoia tra i 17 e i 94 µT (microtesla), ossia al di sopra del valore di riferimento per la popolazione generale, mentre l’intensità massima varia tra i 133 e i 461 µT, ciò che equivale a un superamento da 5 a 11 volte del valore di riferimento (tabella 2).
| Intensità media del campo magnetico ponderata in funzione della superficie | Intensità massima del campo magnetico | Superamento del valore limite internazionale | |
| Stuoia 1 | 94 µT | 461 µT | 11 volte |
| Stuoia 2 | 47 µT | 170 µT | 9 volte |
| Stuoia 3 | 17 µT | 133 µT | 5 volte |
La figura 2 indica i campi magnetici massimi a seconda della distanza dalla superficie della stuoia.
Figura 2: Campi magnetici massimi generati dalle tre stuoie a seconda della distanza dalla loro superficie.
La figura 3 illustra la distribuzione delle densità massime del flusso magnetico nelle tre stuoie. Le misurazioni mostrano che l’esposizione aumenta sensibilmente nell’area centrale della stuoia.
Figura 3: Confronto tra la distribuzione delle densità massime del flusso magnetico nelle tre stuoie a 1,5 cm di distanza dalla loro superficie.
Poiché in tutte e tre le stuoie le misurazioni hanno evidenziato un superamento dei valori di riferimento, è stata eseguita una verifica supplementare per accertare se i campi magnetici da esse generati rispettano a meno i valori limite di base.
Simulazione di correnti corporee
Le correnti che scorrono attraverso il corpo di una persona esposta a un campo magnetico non sono direttamente misurabili, ma devono essere calcolate mediante simulazioni al computer su manichini. L’UFSP ha incaricato la fondazione per la ricerca IT'IS di Zurigo di eseguire tali simulazioni su manichini sdraiati in diverse posizioni su una stuoia magnetica. Oltre all’esposizione ai relativi campi magnetici, le simulazioni effettuate tengono conto del sesso, dell’età, della corporatura, dell’anatomia, delle caratteristiche tissutali e della postura dei seguenti manichini:
• donna di 26 anni, statura 1,60 m, peso 58 kg, non incinta;
• donna di 26 anni, statura 1,60 m, al 3°, 7° e 9° mese di gravidanza;
• feti di 3, 7 e 9 mesi;
• bambino di 6 anni, statura 1,17 m, peso 20 kg;
• uomo di 34 anni, statura 1,74 m, peso 70 kg.
I flussi corporei sono stati simulati sia nel sistema nervoso periferico (SNP) sia in quello centrale (SNC).
Dalle simulazioni al computer risulta che le correnti corporee indotte nel sistema nervoso periferico esauriscono e superano quasi sempre i relativi valori limite di base in tutti i manichini sdraiati in posizione supina al centro di tutte e tre le stuoie (figura 4), mentre quelle indotte nel sistema nervoso centrale superano i valori limite solo in una stuoia (figura 5).
Le correnti corporee più elevate si osservano quando il manichino non è sdraiato correttamente sulla stuoia magnetica. In tal caso, i punti maggiormente sollecitati sono, nella parte periferica del corpo, le pieghe della pelle come le ascelle e l’inguine, e nel sistema nervoso centrale, l’area occipitale del cervello.
Le figure 4 e 5 mostrano l’esaurimento dei valori limite per le correnti corporee nel sistema nervoso periferico e nel sistema nervoso centrale di sei manichini, tra cui tre donne incinte. La figura 6 illustra le correnti corporee in tre feti manichino di diversa età gestazionale. Nella stuoia 1, le correnti corporee calcolate superano i valori limite nel feto di 7 e in quello di 9 mesi, mentre si situano al di sotto del valore limite nel feto di 3 mesi. Nelle stuoie 2 e 3, i valori limite non vengono mai esauriti in nessuno dei tre feti manichino. I risultati rimangono sostanzialmente invariati anche se la gestante si posiziona di fianco sulla stuoia. Ciò è dovuto essenzialmente al fatto che nelle due posizioni, supina o di fianco, la distanza tra il feto e la stuoia non cambia.
Simulazione di correnti corporee
Le correnti che scorrono attraverso il corpo di una persona esposta a un campo magnetico non sono direttamente misurabili, ma devono essere calcolate mediante simulazioni al computer su manichini. L’UFSP ha incaricato la fondazione per la ricerca IT'IS di Zurigo di eseguire tali simulazioni su manichini sdraiati in diverse posizioni su una stuoia magnetica. Oltre all’esposizione ai relativi campi magnetici, le simulazioni effettuate tengono conto del sesso, dell’età, della corporatura, dell’anatomia, delle caratteristiche tissutali e della postura dei seguenti manichini:
• donna di 26 anni, statura 1,60 m, peso 58 kg, non incinta;
• donna di 26 anni, statura 1,60 m, al 3°, 7° e 9° mese di gravidanza;
• feti di 3, 7 e 9 mesi;
• bambino di 6 anni, statura 1,17 m, peso 20 kg;
• uomo di 34 anni, statura 1,74 m, peso 70 kg.
I flussi corporei sono stati simulati sia nel sistema nervoso periferico (SNP) sia in quello centrale (SNC).
Dalle simulazioni al computer risulta che le correnti corporee indotte nel sistema nervoso periferico esauriscono e superano quasi sempre i relativi valori limite di base in tutti i manichini sdraiati in posizione supina al centro di tutte e tre le stuoie (figura 4), mentre quelle indotte nel sistema nervoso centrale superano i valori limite solo in una stuoia (figura 5).
Le correnti corporee più elevate si osservano quando il manichino non è sdraiato correttamente sulla stuoia magnetica. In tal caso, i punti maggiormente sollecitati sono, nella parte periferica del corpo, le pieghe della pelle come le ascelle e l’inguine, e nel sistema nervoso centrale, l’area occipitale del cervello.
Le figure 4 e 5 mostrano l’esaurimento dei valori limite per le correnti corporee nel sistema nervoso periferico e nel sistema nervoso centrale di sei manichini, tra cui tre donne incinte. La figura 6 illustra le correnti corporee in tre feti manichino di diversa età gestazionale. Nella stuoia 1, le correnti corporee calcolate superano i valori limite nel feto di 7 e in quello di 9 mesi, mentre si situano al di sotto del valore limite nel feto di 3 mesi. Nelle stuoie 2 e 3, i valori limite non vengono mai esauriti in nessuno dei tre feti manichino. I risultati rimangono sostanzialmente invariati anche se la gestante si posiziona di fianco sulla stuoia. Ciò è dovuto essenzialmente al fatto che nelle due posizioni, supina o di fianco, la distanza tra il feto e la stuoia non cambia.
Figura 4: Esaurimento del valore limite per le correnti corporee nel sistema nervoso periferico (SNP) di manichini sdraiati in posizione supina al centro della stuoia magnetica. Il 100 % corrisponde al valore limite raccomandato dalla ICNIRP per la popolazione generale.
Figura 5: Esaurimento del valore limite per le correnti corporee nel sistema nervoso centrale (SNC) di manichini sdraiati in posizione supina al centro della stuoia magnetica. Il 100 % corrisponde al valore limite raccomandato dalla ICNIRP per la popolazione generale.
Figura 6: Esaurimento del valore limite per le correnti corporee nel sistema nervoso periferico (SNP) e nel sistema nervoso centrale (SNC) del feto quando la madre è sdraiata in posizione supina al centro della stuoia magnetica. Il 100 % corrisponde al valore limite raccomandato dalla ICNIRP per la popolazione generale.
Influsso delle stuoie magnetiche sui pacemaker
In caso di utilizzo al massimo livello di intensità di una stuoia magnetica la prudenza è d’obbligo. I campi magnetici, in particolare, possono causare un malfunzionamento degli stimolatori cardiaci (pacemaker) sia unipolari sia bipolari in modalità unipolare.
Effetti collaterali dell’uso di stuoie magnetiche
I dodici studi esaminati dall’Istituto tropicale e di salute pubblica svizzero non segnalano effetti collaterali acuti derivanti dall’uso di stuoie magnetiche. Occorre però tenere presente che nessuno di essi si è concentrato specificamente sulla ricerca di possibili effetti collaterali o di effetti indesiderati a lungo termine.
In caso di utilizzo al massimo livello di intensità di una stuoia magnetica la prudenza è d’obbligo. I campi magnetici, in particolare, possono causare un malfunzionamento degli stimolatori cardiaci (pacemaker) sia unipolari sia bipolari in modalità unipolare.
Effetti collaterali dell’uso di stuoie magnetiche
I dodici studi esaminati dall’Istituto tropicale e di salute pubblica svizzero non segnalano effetti collaterali acuti derivanti dall’uso di stuoie magnetiche. Occorre però tenere presente che nessuno di essi si è concentrato specificamente sulla ricerca di possibili effetti collaterali o di effetti indesiderati a lungo termine.
3. Valutazione dell’utilizzo delle stuoie magnetiche
Dato che le stuoie magnetiche sono certificate come dispositivi medici, esse non devono rispettare alcun valore limite. Ciò nonostante, i fabbricanti devono dimostrare che i benefici di tali dispositivi sono superiori ai rischi legati al loro utilizzo. Dalla ricerca bibliografica sistematica commissionata dall’UFSP emerge che, sinora, sono solo dodici gli studi randomizzati in doppio cieco sull’uso terapeutico delle stuoie magnetiche pubblicati su riviste scientifiche (Hug e Röösli 2011). Oltre a non fornire alcuna prova convincente dei benefici e dell’efficacia delle stuoie in questione, tali studi mostrano che i campi magnetici da esse generati sono comparativamente elevati e che non è possibile valutare i rischi per la salute in caso di uso prolungato nel tempo. Allo stato attuale delle conoscenze, pertanto, l’utilizzo delle stuoie magnetiche non può essere raccomandato. Conformemente al principio di precauzione, i bambini e le donne incinte dovrebbero evitare l’utilizzo di tali stuoie.
4. Dati tecnici delle stuoie magnetiche
Frequenza
Bassa frequenza: 50 Hertz (Hz) all’attacco della stuoia magnetica
Media frequenza: da 0,01 Hz a 20 Kilohertz (kHz) (fonte: venditore/fabbricante)
valori misurati: da 30 a 250 Hz (fonte: ZHAW)
Forme di segnale
Le tre stuoie magnetiche misurate generano tre segnali diversi per forma, durata e numero di impulsi. I segnali di tutte le stuoie magnetiche misurate sono triangolari.
I diversi programmi di ciascuna stuoia si differenziano nella successione temporale dei segnali, nella loro ampiezza, nel numero di picchi di segnale o nella frequenza con la quale i singoli pacchetti segnale si ripetono.
Spettri di frequenza
Le stuoie misurate generano prevalentemente campi magnetici a frequenza molto bassa. Il segnale triangolare, tuttavia, estende la larghezza di banda e amplia lo spettro di frequenza fino a 2000 Hertz. La tabella 3 riporta le tre frequenze principali (i=1; i=2; i=3) di un pacchetto segnale.
| Stuoia 1 Frequenza [Hz] | Stuoia 2 Frequenza [Hz] | Stuoia 3 Frequenza [Hz] | |
| i=1 | 3.8 | 32 | 3 |
| i=2 | 15 | 210 | 24 |
| i=3 | 210 | 1667 | 238 |
sabato 14 settembre 2013
Che cos'è il Radon
Il radon è un gas nobile radioattivo che si forma in modo naturale nel suolo.
Il radon si forma nella sequenza di disintegrazione dell’uranio, che si trova dappertutto nel suolo. La disintegrazione naturale dell’uranio produce, tra gli altri, il radio e il radon. Gli atomi del radon possono disintegrarsi a loro volta formando polonio, bismuto e piombo. Questi prodotti detti di decadimento sono pure radioattivi e si associano agli aerosol dell’aria che respiriamo. I prodotti di decadimento si accumulano progressivamente negli spazi chiusi. Durante la respirazione, possono penetrare nei polmoni, depositarsi sul tessuto polmonare e irradiarlo, dando origine in alcuni casi ad un processo cancerogeno.
Come si propaga il radon ?
Più il terreno è permeabile e più il radon può salire in superficie. La permeabilità è elevata negli interstizi più sottili (pori), nelle cavità maggiori (fessure, crepe, zone detritiche e zone scoscese), nei sistemi carsici e nelle grotte. In pratica, il radon non si propaga attraverso gli strati di argilla ermetici.
Pertanto, le differenze locali sono notevoli. In Svizzera, le zone ad alta concentrazione di radon si trovano prevalentemente nelle Alpi e nel Giura. Ma sono stati riscontrati valori elevati anche in alcuni edifici dell’Altipiano. Per questo motivo, il radon è presente ovunque.
Infiltrazione del radon negli edifici
Effetto camino:
l’effetto camino è il principale responsabile del trasporto di radon dal suolo all’interno di un edificio: l’aria calda che sale nella casa provoca negli scantinati e nei piani inferiori una depressione appena percettibile, determinando un’aspirazione che può essere amplificata da ventilatori o caminetti. Nella stagione fredda, l’effetto aspirante negli scantinati è intensificato dai riscaldamenti accesi.
Involucro dell’edificio non ermetico:
la penetrazione del radon all’interno di un edificio dipendein primo luogo dalla permeabilità dello stesso a contatto con il terreno.
Esempi di punti non ermeticamente isolati nell’involucro di un edificio:
- fessure e giunti di muri e pavimenti
- fori per il passaggio di cavi e condotte
- pavimenti di cantine in terra o ghiaia
Il radon provoca il cancro ai polmoni
Circa il 60% circa dell’irradiazione subita dalla popolazione residente in Svizzera deriva dal radon.
Il radon è la seconda causa di cancro ai polmoni, dopo il tabagismo. Il rischio di cancro ai polmoni aumenta con il numero di atomi di radon presenti nell’aria di uno spazio chiuso e con la durata di esposizione. I prodotti di decadimento del radon si accumulano nel tessuto polmonare irradiandolo. Tra l’irradiamento del tessuto polmonare e l'insorgere di un cancro ai polmoni possono trascorrere anni o decenni.
In Svizzera vivono circa 7 milioni di persone. Ogni anno ne muoiono circa 70 000, 17 000 delle quali di cancro. Il cancro ai polmoni miete annualmente circa 2700 vittime di cui 200-300 casi sono attribuibili al radon. Il radon è così la sostanza cancerogena più pericolosa nelle abitazioni.
Misurazione del radon
La concentrazione di radon può essere misurata in modo semplice ed economico con l’ausilio di speciali dosimetri.
- I dosimetri sono ottenibili presso i servizi di misurazione riconosciuti.
- Durata della misurazione: al minimo 1 mese, è consigliabile la posa per 3 mesi durante il periodo di riscaldamento dell’edificio.
- Dopo la misurazione, rinvio del dosimetro al servizio di misurazione riconosciuto. Comunicazione dei risultati dopo un'analisi.
Raccomandazioni:
- Nelle case monofamiliari si raccomanda di piazzare 1 o 2 dosimetri in diversi locali abitati.
- Evitare le zone con correnti d’aria (porte, finestre).
- E’ preferibile misurare i piani inferiori della casa, poichè ai piani superiori la concentrazione del radon è meno elevata.
- Prevedere l'esecuzione della misurazione di preferenza durante il periodo di riscaldamento della costruzione, quando la concentrazione del radon è più elevata.
Misure edili
Misure preventive:
Tutte le abitazioni sono diverse tra loro. Pur non potendo dunque prevedere la concentrazione di radon in una costruzione fin dalla sua progettazione, è molto più conveniente dotare gli edifici nuovi delle necessarie misure di protezione, piuttosto che dover ricorrere a risanamenti successivi. Per una nuova costruzione, l'UFSP consiglia di:
- verificare se il terreno scelto si trova in una zona ad alto rischio radon;
- in caso affermativo, adottare misure preventive;
- nelle zone a basso rischio radon, è sufficiente costruire secondo lo stato della tecnica.
- nelle zone a medio rischio radon, le misure da adottare sono da chiarire di caso in caso.
Risanamento:
se la concentrazione di radon nei locali d’abitazione e di soggiorno supera il valore limite di 1'000 Bq/m3, è necessario risanare l'edificio. La concentrazione di radon dovrebbe risultare inferiore ai 400 Bq/m3. Per diminuire il tenore di radon negli edifici esistenti possono essere adottate contromisure tese a:
- diminuire la depressione all’interno dello stabile;
- ostacolare il radon proveniente dal terreno;
- impedirne la propagazione nei locali abitati;
- eliminarlo dai locali abitati.
mercoledì 21 agosto 2013
Calcola il consumo di un elettrodomestico
Tutti credono che calcolare il consumo di un elettrodomestico sia cosa da scienziati o da esperti di elettronica. Oggi proveremo a sfatare questa cosa. Calcolare i consumi energetici di un piccolo elettrodomestico sarà per voi, d’ora in poi, un gioco da ragazzi.
Ma a cosa serve calcolarlo? Ovviamente per capire quanto vi costa farlo funzionare e quanto state inquinando.
Ogni apparecchio ha una propria potenza di targa, espressa in Watt (W) o in migliaia di Watt (kW), sempre riportata su una apposita etichetta posta sull’elettrodomestico o elettronicodomestico.
Quindi, prima cosa da fare, è trovare sull’apparecchio quanto è la sua potenza. Ipotizziamo un ventilatore con potenza di 180W e con 4 bottoni per la velocità. 1, 2, 3, 4 dove 4 è la velocità massima.
Come fare per convertire questa misura di potenza in misura di energia ? Moltiplichiamo i 180W per le ore in cui l’apparecchio rimane acceso.
Ipotizziamo quindi che il ventilatore rimanga acceso per 8 ore, però sul tasto 2, media velocità.
Se alla potenza massima sul tasto 4 il ventilatore ha potenza 180W, stimiamo che utilizzato a media velocità, sul tasto 2, abbia potenza pari al 50% della potenza massima, quindi 90W.
Abbiamo detto che rimane acceso per 8 ore, bene, ora moltiplichiamo le ore di funzionamento con la potenza, 8h x 90W, ed otteniamo 720, ma 720 cosa ? non sono più Watt dato che li abbiamo moltiplicati per le ore, quindi saranno Wattora (Wh), la misura di energia.
Abbiamo quindi scoperto quanta energia stiamo consumando in quelle 8 ore in cui il ventilatore sta funzionando, 720 Wh, oppure 0,72 KWh
Ora, per calcolare il costo, dobbiamo moltiplicare i KWh per il costo della corrente (espressa sempre in €/kWh) , che dipende dal nostro gestore. Ipotizziamo che si aggiri intorno ai 0,20€ ogni KWh, quindi 0,22€ x 0,72KWh = 0,154 €
Il ventilatore lo teniamo acceso dal lunedi al venerdi, sempre per 8 ore x 5 giorni x 0,154€ = 0,78 €. Che al mese saranno 3,08 euro !
Ricordiamo però che per calcolare il consumo di apparecchi come frigorifero, lavastoviglie, scaldaacqua o lavatrice, non è cosi semplice, dato sono apparecchi che lavorano in maniera un po’ più complessa. La soluzione migliore per conoscere con precisione i consumi quotidiani o settimanali di un elettrodomestico è quella di acquistare un misuratore di consumo elettrico che, inserito tra l’elettrodomestico e la presa a muro, registra il reale consumo secondo esigenze diverse.
Possiamo però allenarci a calcolare tante altre cose, come la lampadine, scope elettriche, fari, computer, tostapane, cornici digitali, o led.
Ma a cosa serve calcolarlo? Ovviamente per capire quanto vi costa farlo funzionare e quanto state inquinando.
Ogni apparecchio ha una propria potenza di targa, espressa in Watt (W) o in migliaia di Watt (kW), sempre riportata su una apposita etichetta posta sull’elettrodomestico o elettronicodomestico.
Quindi, prima cosa da fare, è trovare sull’apparecchio quanto è la sua potenza. Ipotizziamo un ventilatore con potenza di 180W e con 4 bottoni per la velocità. 1, 2, 3, 4 dove 4 è la velocità massima.
Come fare per convertire questa misura di potenza in misura di energia ? Moltiplichiamo i 180W per le ore in cui l’apparecchio rimane acceso.
Ipotizziamo quindi che il ventilatore rimanga acceso per 8 ore, però sul tasto 2, media velocità.
Se alla potenza massima sul tasto 4 il ventilatore ha potenza 180W, stimiamo che utilizzato a media velocità, sul tasto 2, abbia potenza pari al 50% della potenza massima, quindi 90W.
Abbiamo detto che rimane acceso per 8 ore, bene, ora moltiplichiamo le ore di funzionamento con la potenza, 8h x 90W, ed otteniamo 720, ma 720 cosa ? non sono più Watt dato che li abbiamo moltiplicati per le ore, quindi saranno Wattora (Wh), la misura di energia.
Abbiamo quindi scoperto quanta energia stiamo consumando in quelle 8 ore in cui il ventilatore sta funzionando, 720 Wh, oppure 0,72 KWh
Ora, per calcolare il costo, dobbiamo moltiplicare i KWh per il costo della corrente (espressa sempre in €/kWh) , che dipende dal nostro gestore. Ipotizziamo che si aggiri intorno ai 0,20€ ogni KWh, quindi 0,22€ x 0,72KWh = 0,154 €
Il ventilatore lo teniamo acceso dal lunedi al venerdi, sempre per 8 ore x 5 giorni x 0,154€ = 0,78 €. Che al mese saranno 3,08 euro !
Ricordiamo però che per calcolare il consumo di apparecchi come frigorifero, lavastoviglie, scaldaacqua o lavatrice, non è cosi semplice, dato sono apparecchi che lavorano in maniera un po’ più complessa. La soluzione migliore per conoscere con precisione i consumi quotidiani o settimanali di un elettrodomestico è quella di acquistare un misuratore di consumo elettrico che, inserito tra l’elettrodomestico e la presa a muro, registra il reale consumo secondo esigenze diverse.
Possiamo però allenarci a calcolare tante altre cose, come la lampadine, scope elettriche, fari, computer, tostapane, cornici digitali, o led.
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